Dimentico sempre di dare l'acqua ai sogni
di FRANCESCA PELLEGRINO
ISBN: 978-88-6096-319-2
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Anno: 2009
Pagine: 72

Un apprezzamento per Francesca Pellegrino Mi capita spesso di ricevere una raccolta di “poesie” in cui ritrovo l’abituale andazzo della mediocrità o peggio. Probabilmente una volta all’anno mi succede di leggere qualcosa di migliore in cui mi accorgo che l’autore non ha usato la fretta. E ogni dieci anni un autore sconosciuto brilla con un’opera che cattura subito la mia attenzione, che alle prime prove è di dare acqua alla siccità nel mondo della poesia. Argomento di sempre del sottoscritto - difficile d’accontentare come lettore e autore - sulla situazione che l’esercito di parolieri presenta. La decennale folgore è dell’anno scorso. Con l’organizzatore della Libraria Padovana Editrice e con il sostegno della Chelsea Editions si è fondato “Donne in poesia”, piccola collana di plaquettes, soltanto due per anno, distribuita in omaggio a editori redattori scrittori associazioni letterarie e a chi la richiede. È sempre stata mia opinione, per certuni errata, che la creatività femminile, in parte presa sottomano nella valutazione, è emarginata molto più di quella maschile: la cui autosuperiorità si evidenzia sminuita allorché l’opera di un’artista femminile annienta quella proveniente dall’esercito di pretendenti. Infatti, la critica finge di non accorgersene recensendo invece le solite nullità. “Donne in poesia”, diretta da Elisa Davoglio, idealmente è lo spazio dedicato alle donne fino all’età di trentacinque anni che vogliano sottoporre le loro brevi sillogi inedite. Proponendo le due selezionate, stilisticamente e cromaticamente opposte, la folgore mi colpisce sulle strade per Bologna e per Taranto E qui mi soffermo sulla poetessa del sud perché di lei si tratta. Con L’Enunciato, Francesca Pellegrino, di Taranto, fa l’iniziale capolino nel mondo stampato. La prima raccolta, Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni, è un’entrata chiassosa, che mi cattura per il linguaggio diretto, veloce, di una femminilità che assimila e brucia il dramma della totale esperienza di tinte chiare e fosche, a volte tenero, a volte gradasso per nascondere la fragilità dell’essere, immaginativo, prepotente, qua e là surrealista e volitivo quanto credo sia la personalità della poeta. Altri lettori abituati al sonoro scialbo, sbagliando possono scambiare il suo frastuono armonioso per prosastico. Tra poesia e prosa c’è l’arte della invisibilità che separa e unisce. Soltanto il lettore progredito di sensibilità, non di quantità libraria, è certo di quella invisibilità. Un altro aspetto della Pellegrino è che non ripete il messaggio precedente perché lo stile, che le appartiene sin dalle origini per naturalezza matura, varia per naturale animosità verso canoni strausati. Personalmente punto su questa prima opera sostenuta da una Editrice che non chiede all’autore di professione geometra un contributo e, in attesa, senza riserve, punto su quelle future. Con la certezza che anche ne pubblicasse una dozzina, ciascuna opera, come quelle di grandi autori, risulterebbe varia e di un tonale adatto al materiale che la randagia poeta grida al deserto mentre disegna strade e viadotti che lei stessa per prima pellegrina.
Alfredo de Palchi
New York, NY, 23 gennaio 2009

     
  • Recensione del libro "Dimentico sempre di dare l'acqua ai sogni" sul giornale online "Mangialibri"
  • Tra le righe - Intervista a Francesca Pellegrino - Studio 100.
  • 18/03/2017 18:00:00 - 'Chernobylove', presentazione a Grottaglie
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