Di mare in cielo - nei colori dell'Alba
di Rossella Paone
ISBN: 978-88-6884-641-1
Formato: Rilegato
Genere: Narrativa
Collana: Percorsi
Anno: 2015 - Mese: dicembre
Pagine: 172
Disponibile anche in formato eBook

Di mare in cielo è più di un racconto: non è solo la storia di due donne legate da un amore viscerale, malgrado le circostanze avverse. È la ricerca di se stessi, è l’istinto che conduce alla verità. È il bisogno di libertà… È il sogno che si interseca con la realtà, fino a confondersi, a fondersi, attraverso l’intervento sagace della fantasia della nostra Autrice, della fantasia del lettore che accoglie la sua richiesta e ne fa un’interpretazione propria, personale. È il mare che si interseca con il cielo, fino a mescolarsi, come le vite delle nostre protagoniste, nei colori dell’Alba

     
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ANDREA GIOSTRA, 1  giugno  2016  00:00
Rossella Paone scrive un bel romanzo, fluido e di scorrevole lettura, che piglia il lettore per mano e lo costringere a leggere fino alla fine e tutto d'un fiato, come se assetato di conoscere il finale dovesse bere a cannolo da una bottiglia d'acqua fresca e rigenerante; come la storia; come la descrizione dei luoghi e dei paesaggi; come l'autobiografia-subliminale che traspare solo ad un lettore attento ed esperto. Il Romanzo racconta di sogni e di realtà, di catartici vissuti onirici e di quotidiani vissuti d'amore e dolore. Di fatti ai quali il lettore facilmente si immedesima ed empatizza con i protagonisti del racconto: quale miglior Artista se non colui che della sua Arte ne fa dono al suo lettore, spettatore, interlocutore, regalandogli emozioni vere? Sono lo hiatus dell'immaginazione e dei vissuti empatizzati che vengono lasciati al lettore che fanno la differenza tra uno scrittore-artista e uno scrittore-bariccoso. La passione e l'amore per l'Arte, intesa come emozione da donare al proprio lettore, è il fulcro della storia narrata da Paone: e Rossella taglia brillantemente e magistralmente questo ambizioso traguardo artistico! Quelli che da secoli e secoli chiamiamo "i valori sani umani", che da generazione in generazione ci affrettiamo a dire maniacalmente perduti, non rendendoci invece conto che si stanno semplicemente evolvendo come ogni cosa terrena, sono un altro ingrediente fondamentale della storia di Paone: la famiglia, l'amore filiale, la speranza, le nostre radici e il nostro passato, la ricerca delle nostre origini biologico-relazionali-affettive, la ricerca della felicità, della misericordia divina, della verità vera, non finzionale; la determinazione e la volontà di ottenere quello per cui siamo venuti al mondo: amare ed essere amati! In fondo noi esseri umani non siamo altro che esseri sociali, e senza la relazione con un nostro simile non siamo nulla, forse nemmeno esistiamo. Paone dà forza e impregna positivamente il suo racconto di queste virtù ancestrali ed al contempo sempre, e per sempre, contemporanee. Ma non è forse vero che più dell'arrivare e il viaggiare pieno di speranza? E il racconto di Paone, da questo punto di vista, è un continuo viaggio che accompagna il lettore in dimensioni evocative e in speranza anelate che lo imprigionano in un navigare narrativo a vista, ma pur sempre intrigante e immaginifico, seppur tormentato e accidentato da fragilità, da perdite, da paure, da timori, da incertezze, sempre sorrette da quella provvidenza di manzoniana memoria. Chi, oggi, nel XXI secolo, ha più dubbi che un viaggio ben fatto, seppur colmo di esperienze positive ma anche negative, non rappresenti la migliore e più incisiva forma di crescita umana e personale? Non è forse vero che il nostro miglior maestro di vita sia "l'imparare dalla propria esperienza"? Ebbene, sono questi gli ingredienti di cui si nutre la storia di Paone. E sono ingredienti raccolti con geniale maestria da una "cultura biologico-dinamica" che affonda le sue radici in un terreno fertile e nutriente per il lettore che ne rimarrà certamente affascinato. Il libro – per finire questa recensione che non si lascerà tentare da inopportuni spoiler- racconta la storia di due donne, forse tre, Madre e Figlia, che, loro malgrado, ed al contempo per volontà divina già supplicata, posseggono una speranza apparentemente granitica, come se fosse «il filo sospeso tra la terra, il cielo e, forse il mare...». C'è pure un Padre, ma nella narrazione assume un ruolo marginale anche se protettivo, che con le residue forze rimastegli cerca di evitare all'amatissima figlia quel dolore e quella frustrazione che invece le sarebbero servite per diventare Donna, seppur trapassata dall'angoscia e dalla sofferenza di un'esperienza che deve essere vissuta, quando si abbatte sopra di noi inaspettatamente. Ma la narrazione lascia immune da critiche negative un Padre che per proteggere ingenuamente la figlia, crede di poterlo fare portando sulle sue fragili spalle il dolore narrato dal racconto, che una famiglia deve invece condividere per superare insieme un lutto ovvero una sofferenza che li renderanno più uniti e più solidali reciprocamente, più forti insomma. Ma oggi, si sa!, lo stile educativo post-sessantottino ha negato ai loro figli anche questo: la possibilità di crescere sperimentando la frustrazione, la fatica, il dolore, il sudore della fronte per conquistare uno sprizzo di gioia o di felicità; come invece hanno fatto i nostri nonni e i nostri padri, protetti da tutto, ma mai dal dolore, dalla fatica e dalla sofferenza. Ma l'Alba è lì, come una Regina, come il dipinto della Donna più bella e affascinante, che attende i protagonisti della storia così come il lettore; e tutti sono ancora in tempo per immaginare qualcosa che adesso non esiste, e che sicuramente ci fa sperare di vivere una vita che possieda un fulcro inossidabile che si chiama amore terreno.
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