Partigiani non santi ma combattenti
di Corrado Leoni
ISBN: 978-88-5516-881-6
Formato: Rilegato
Genere: Narrativa
Collana: Percorsi
Anno: 2021 - Mese: novembre
Pagine: 436
Disponibile anche in formato eBook

Questa più che una storia è una goccia, alla quale se ne aggiungono altre, fino a formare un torrente e poi un fiume che tutto travolge e fa scorrere gli eventi nella direzione dei giusti, una storia di sacrifici, libertà e bisogno intimo di appartenere a dei valori alti.
Il fatto che tutto parta dal basso rende queste vicende raccontate dal bravo Corrado Leoni ancora più consistenti, non solo plausibili, ma vissute nel senso più intimo. Certo, questo è un romanzo e se i personaggi non sono esistiti, alla fine della lettura vorremmo tanto conoscerli meglio e in fondo ci diciamo che un po’ ci appartengono, siamo anche noi Orazio, Settimo, Placida, Eugenio, Maggiorino e Ancilla (che splendidi questi nomi, azzeccatissimi!).
Anche la scelta dei nomi corrisponde a un sentito bisogno di raccontare il “vero”. Da intendersi non come asserzione definitiva, ma come voce ricca di pietas che tracima fino a determinare gli eventi.
Il romanzo è ambientato nella Lunigiana orientale, più precisamente nei comuni che fanno parte dell’alta Valle del fiume Aulella, e in particolare nella frazione di Regnano – castello, che sarà il fulcro organizzativo della brigata partigiana “Garibaldi Lunense”.
Questa zona era attraversata dalla cosiddetta Linea Gotica, il fronte difensivo creato dal feldmaresciallo tedesco Kesselring per frenare l’avanzata degli Alleati.
Il punto di vista è “basso”, nel senso proprio del termine. Il rumore sferragliante di una bicicletta, le suole consunte sul selciato di una strada di campagna, il dorso di un mulo. Un romanzo corale di persone semplici e per questo straordinarie. Persone umili che vivono ai margini della società ma che d’un tratto diventano
protagoniste della grande Storia. In fondo è il loro sacrificio che ha reso possibile la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
La Lunigiana, la Garfagnana, l’Appennino Tosco-Emiliano, le Alpi Apuane, diventano il centro del caos: con la fuga del re Vittorio Emanuele e di Badoglio verso il Sud liberato, l’Italia barcolla come un gigante che sta per cadere e i piccoli uomini rotolano giù come formiche. Il campo di battaglia è a un passo da casa, iniziano a fermentare i dubbi sia tra i civili che tra i soldati che decidono di disertare e che trovano spesso rifugio e protezione presso le loro famiglie.
In Italia a un certo punto troviamo due guerre, infatti a partire dalla fatidica data dell’8 settembre, alla Seconda Guerra Mondiale si aggiunge il conflitto civile, che è possibilmente ancora più devastante: potremmo sintetizzare parlando di una guerra nella guerra.
La confusione del momento è qui straordinariamente descritta. L’Italia ha ancora una possibilità di salvezza e questa è data dal fronte partigiano, che rappresenta l’ultima istanza onorevole per un Paese distrutto. La Storia si fa con le persone, con le azioni condivise. Non esiste una Storia monolitica, universale, esistono le storie che si intrecciano e qui semplici donne e uomini, un parroco di provincia, una ragazza di campagna, un soldato sfuggito alla leva, un contadino, una mamma di undici figli, qui, dicevamo, diventano tutti “Partigiani non santi ma combattenti”.
Il dramma di questi territori sarebbe potuto piombare nell’oblio, in mezzo alle tante stragi e agli eccidi che hanno costellato il nostro paese, e invece, grazie alla memoria storica e anche a questo romanzo, questo pathos diventa una cicatrice dolorosa che unisce istanze e valori democratici e antifascisti che ancora oggi viviamo e di cui abbiamo necessariamente bisogno.
Una cicatrice, in fondo, cos’è? La risposta possibile al dolore e alla ferita, ma anche il segno di una riunificazione profonda e indimenticabile.

Gianfranco Natale

     
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